[Zenzero Time]
Pensieri di un PiccoloBò
 





sabato, gennaio 31, 2004

Caro blog...1/N

Oggi mi sono divertito a travasare pezzi di vetro da un bidone pieno a uno vuoto. Solo per sentire il rumore.

Ho indossato guanti gialli in cuoio duro e affondando le mani con delicatezza, abbrancavo piccole e grandi schegge come fosse fieno artico; nel travaso grondavano briciole che andavano a schiantarsi, senza riflesso, ai miei piedi.

Un tavolo di fòrmica bianca mi riparava dal sole e aria, polverosa e calda, usciva dolente dal termoconvettore friggendo ragnatele antiche su muri rigati di muffa. Sono andato avanti così per tutto il pomeriggio, fino all'imbrunire.

A sera sul fondo del bidone travasato, giacevano grumi di vetro polverizzato, sporco come lo zucchero sul fondo di una tazzina di caffè e mi sono ricordato come mi piaceva leccarlo, da piccolo, quando mio nonno ne lasciava apposta un po'.

Allora ho preso il bidone e ho rovesciato il contenuto sul tavolo, formando un piccolo monticello che a mano aperta ho provveduto a livellare con movimento circolare.

Quando mi sono chinato, un motorino passava in strada e sul pavimento dell'appartamento di sopra scivolava il petalo di un fiore dopo una settimana di agonia. E quando ho appoggiato la lingua sui frammenti di cristallo, polvere mi usciva dal cuore come da una clessidra.

Tutto questo per sentirmi suonare bene dentro:

'Oggi ho sputato sangue'

postato da: melvingaez | 00:30 | commenti (16)

martedì, gennaio 27, 2004

ROMEO & JULIET
(Dire Straits)
 
Non ho sonno, ma vado a dormire perché non c'è silenzio.
Non c'è sufficiente neve per i campi e Igor si sta guardando il Grande Fratello. Non mi vuole accompagnare.
Non vedrò la civetta con le ali imbiancate e nemmeno la testa canuta del pazzo. Potrei mettere le casse acustiche fuori dalla finestra e alzare il volume al massimo. E urlarci sotto.
Vorrei urlarti dentro, ma sarebbe un gesto violento.
E allora penso quanto sia difficile navigare per il cosmo alla ricerca di ombre illuminate; senza essere investiti da materie repellenti.
E allora penso quanto sia difficile ammirare il mio dio, senza sapere a chi appartengo; perché a qualcuno, sempre, apparteniamo.
E allora penso che non riuscirò mai a trasformare l'ossessività di una corda stridente, in suono dolce.
Mi sento come accovacciato sull'orlo di una conca di cristallo, sdraiato all'ombra dei tuoi pensieri e vorrei essere silenzioso come uno specchio.
Non voglio essere felice, questo è.
Sono radure di erba umida, questi giorni: giardini d'inverno che generano foglie decomposte per profumarsi.
Sono occhi che mi guardano, occhi che non vedo, queste notti: rami gelati che mi entrano nelle carni per scaldarmi.
E allora penso che strapperò al tempo i tuoi sorrisi, per trascinarli lungo i miei corridoi bui e, in fondo, appenderli con i baci sugli stipiti delle mie porte chiuse.
E non chiuderò più gli occhi.

postato da: melvingaez | 01:53 | commenti (5)

BERLUSCONI  E'  UN  BIRICHINO
ovvero
come politicizzare un cane

Io vivo in campagna e come tutti quelli che vivono in campagna, ho provveduto ad addobbare il mio habitat con tutta una serie di animali, più o meno domestici.
Ovviamente, come quando si inizia ad abbellire un albero di natale, si comincia con i pezzi più grossi e nel mio caso, non avendo elefanti a portata di mano, e nemmeno giornalisti ciccioni, ho fatto cadere la scelta su un cane. Un maremmano, perché o le cose si fanno in grande, cazzate comprese, o no si fanno affatto. E poi mi piace la toscana, con le sue enormi distese di campi di girasole (che a dire il vero ho visto solo nel film Il Ciclone), con le sue spiagge bianche come il bicarbonato (vedi Solvay) o scure come funghi marciti (vedi Follonica), o una via di mezzo come tutte le spiagge normali (vedi chi ti pare); dicevo la Toscana con le sue acca aspirate e le ci accate e il brunello e il chianti e la grappa di vernaccia, insomma con il suo spirito comunista.
Ho preso un maremmano per avere un comunista in più in casa.
Solo che mi sono accorto fin da subito che non mi stava crescendo un proletario ma un capitalista di quelli tosti, fin da quando mi pisciò in casa la prima volta, non distinguendo un albero vero da una finta quercia stampata sulla tessera dei diesse. (Più tardi ci avrei pisciato sopra anch'io, ma questa è un'altra storia).
Allora ho deciso che, come tutti i cristiani che dio comanda, Igor (nome scelto a caso) andava pazientemente educato con tatto e tattica.
E con Igor ho adottato la stessa tattica che avevo usato con mia figlia.
C'è stato un periodo infatti, quando lei era piccolissima, che ogni notte alle 3 in punto si svegliava e voleva giocare.
E non c'era niente da fare. O la passavo sul gas o la si faceva giocare, e
vista la fatica che s'era fatta per metterla al mondo, io e mia moglie decidemmo per la seconda ipotesi.
Per poter sopravvivere facemmo a turno; una notte s'alzava
lei e una m'alzavo io e si portava la bimba nello studio dove c'erano i
giochi.
- Com'è andata? -
Chiesi a mia moglie dopo la prima notte (di giochi, non di nozze, anche se
...lasciamo stare va. Del tempo che persi la prima notte di nozze per
scioglierle un'artistica acconciatura desidererei sorvolare. Lei a quel
tempo portava capelli lunghissimi ed il parrucchiere, suo amico e mio
nemico, si sbizzarrì quasi fosse ad una biennale).
- Bene - mi rispose - ho scoperto che se si gioca a ramino e c'è il Carmina
Burana di sottofondo, dopo un po' s'addormenta. -
La notte successiva, alle 3 in punto, mi alzai io e feci lo stesso.
La cosa funzionò e  andammo avanti con questo sistema per alcuni giorni.
Una notte, durante il mio turno,scoprii che il momento esatto dove mia
figlia si rilassava e prendeva sonno era in un punto preciso, sempre lo
stesso, dei Carmina dove tra un'accozzaglia gradevole di voci sembrava che il coro diretto da James Levine dicesse:
- Berlusconi è un birichino. -
Si sa come sono le opere liriche o similari, del testo non si capisce mai
niente e come quando sei su un trattore col raccogli-fieno, concentrandoti, puoi trasformare un insieme di rumori in parole specifiche o addirittura in canzoni. Io se mi concentravo, quando stavo sul trattore del nonno finché lui accomodava la paglia sulla carretta, adattavo il rumore a canzoni di Lucio Battisti; soprattutto in 'Pensieri e Parole'.
"Che ne sai tu di un campo di grano?" Ecchecazzo, ci sto sopra!
Comunque, tornando a mia figlia, cuccandosi per un mese intero i Carmina Burana, sentì che Berlusconi è un birichino e se ne fece una ragione. Che poi dovetti spiegargliela sta faccenda, qualche anno fa; perché a 2 anni i bimbi assorbono molto, ma a 8 pretendono anche di capire.
Un giorno a pranzo, mentre ascoltavamo il telegiornale e si era in piena
campagna elettorale mi disse:
- Senti papi, ma perché Berlusconi è un birichino?-
Subito ebbi la tentazione di buttare la risposta su un piano fisico-sessuale
(come si sa 'biri' in dialetto veronese significa cazzo e chino significa
chino. Vale a dire cazzo-moscio) .
Mia moglie, seduta di fronte, vedendo l'insano scintillìo nei miei occhi mi
fece desistere dal dare quella goliardica spiegazione uccidendomi con una
pedata l'unico menisco sano, scampato a mille battaglie sui campi di calcio.
Così decisi di dare una risposta di spessore culturale maggiore e invitai
mia figlia a seguirmi nello studio.
Presi l'opera di Orff dallo scaffale, inserii il cd nello stereo e sedendoci
sul divano dissi:
- Ti ricordi questa musica? Da piccola ti piaceva molto, ascolta. -
- No, non la ricordo. E' carina, si, ma cosa centra con Berlusconi? -
- Ascolta qui - dissi premendo sul telecomando la mia traccia preferita -
Cosa stanno cantando? -
- Boh! Non si capisce niente. -
- Ascolta attentamente, non cantano forse 'Berlusconi è un birichino,
Berlusconi è un birichino'?-
Lei puntò gli occhi con fare perplesso su un libro di psichiatria che avevo
appoggiato sul pavimento e per un attimo ebbi paura d'averla persa per
sempre. Poi il suo viso si illuminò di un sorriso come se avesse visto una
fetta di sacher planargli in grembo e disse:
- E' vero! Papi, è vero, cantano 'Berlusconi è un birichino'.-
Ci alzammo entrambi soddisfatti, ma mentre tornavamo in sala da pranzo
tenendoci per mano lei di botto si stacca e seria mi fa:
- Scusa papi, ma loro, quelli che cantano, perché ce l'hanno così tanto con
Berlusconi? -
E questo è uno di quei momenti in cui si desidera avere un figlio stupido.
- Ah, non ne ho idea. Ma se lo dicono loro che sono così bravi un motivo ci
sarà.-
- Già - fece lei - forse a lui non piace la musica o gli deve dei soldi come
ai nonni. -
- Già - feci io riprendendola per mano con un sorriso da post pepata-di-cozze.
Ecco, l'educazione politica di mia figlia iniziò così e quando un po' di tempo dopo ci prendemmo Igor Il Maremmano Bianco adottai lo stesso tipo d'indottrinamento.
Ho installato due casse nella baita-canile e le ho collegate al mio stereo.
Lui apprezza molto i Carmina, ma quando c'è un temporale preferisce
rilassarsi con 'Picture at an Exhibition' di Mussorgsky. Gli piace anche la
versione di EmersonLake&Palmer.
A dispetto del suo nome di Stravinsky non ne vuol sapere.
Lo psichiatra dice che è una questione di identificazione e dualità
interiore che nei cani è molto frequente.
Questo spiega anche come mai a giorni mi lecca e a giorni mi morde.
E ho dei seri dubbi che sia comunista.














































































postato da: melvingaez | 00:23 | commenti (8)

domenica, gennaio 25, 2004

COMUNICAZIONE di SERVIZIO

Avrei urgente bisogno di farmi fare

un lifting

possibilmente artigianale

al cazzo

postato da: melvingaez | 14:18 | commenti (7)

venerdì, gennaio 23, 2004

Un giorno o l'altro riuscirò a parlare d'amore.

E' una minaccia.

postato da: melvingaez | 03:14 | commenti (4)

mercoledì, gennaio 21, 2004

Smack...crack...bushwhacked.
Tie another one to the racks, baby.
(Drive-R.E.M.)

Ti bacio, col falso del piede e con un sorriso accartocciato in un fazzoletto; ti bacio premendoti tra le gambe, soffocando lo schiocco della tua carne umida con mille parole inodori.
Schiaccio la fine di una sigaretta, calzo i sandali sdruciti dal deserto di ieri e mi alzo lisciando il tuo viso con occhi appannati da mani che mi trattengono il respiro.
Pago due misere pizze senza formaggio, una birra media e una sprite, un caffè con sambuca e una grappa secca che mi rovisterà in gola fino al prossimo bacio e lascio pochi centesimi di mancia. Tu hai lasciato il segno con un dito su una mousse al cioccolato, e sulla mia mano.
Usciamo, strisciando i nostri pensieri slacciati su mattonelle calde, refrattarie ai nostri passi, incupite dall'ombra di case fatalmente svuotate dall'estate.
- Scopiamo?-
Massì, scopiamo. Non c'è niente da vedere, niente di nuovo da riscoprire, niente di facile da catturare. Niente di fresco da inghiottire lungo la sera che si snoda lentissima, tra auto zuppe di polvere e polverosi odori di benzine sputate sull'asfalto.
E allora ci confondiamo, pure noi, tra questi cuori deformi, metallizzati da colori violentemente stappati da enormi tubetti sterili.
Prima, seconda, terza, quarta e quinta e senza chiederci da che parte girano i nostri sogni, pigliamo la nostra strada senza uscita. Ad una velocità da far sembrare il mondo fermo.
Ci lasciamo alle spalle un sole che, chino tra alberi e case, affoga l'amore e un ragno nel suo ventricolo.
Ci lasciamo alle spalle una matassa di viali deserti e paure che strisciano sull'ultima lama di luce, mentre la sera ferita ci arrossa le guance.
Ci lasciamo alle spalle speranze senza aiuto: animali aperti che tremano prima di crepare con gli occhi umidi.
Massì, andiamo a fotterci quest'ultimo pezzo di giorno.
















postato da: melvingaez | 01:03 | commenti (17)

PORTI  ABBANDONATI

E allora è nebbia, o puzza di pesce, o l'assordante rumore del mare che copre quest'orgia di risa e pianti.
Oppure sono luci.
Luci tra crepe di muri abbandonati, rugosi e sfatti come madri baldracche di figli sfornati a cazzo.
Luci che illuminano minuscoli presepi, casualmente allestiti negli anfratti polverosi, da foglie marcite portate dal vento.
Oppure sono bottiglie sospese, rovesciate, che galleggiano scomposte in un angolo nascosto del molo.
Oppure un grido; sì un grido con la sua ombra infilzata da pennoni spogli.
Un grido che straccia l'aria fetida della notte, per schiantarsi, secco, tra l'inesistente spazio di due vecchie barche.
Eppure è in questo inferno di rumori e odori, che un pesce spezzato non vomita muto.








postato da: melvingaez | 00:07 | commenti (8)

domenica, gennaio 18, 2004

LA  PUBBLICITA'

c'è stato un periodo della mia vita che con l'avvento dei primi registratori
a sette testine stereo con fermo immagine da ginnasta all'uscita dalle
parallele e registrazioni programmabili ad un anno di distanza all'alba
delle scatole cinesi berlusconiane e quindi con la nascita di mediaset che
registravo tutti i film che mandavano senza poi riguardarne uno tranne i
cinque della serie di don camillo che mi fanno tanta tenerezza soprattutto quando lui parla con il cristo e sai che novità perché tutti i giorni io ci parlo col padre e a volte lo tratto proprio come un'imbecille che non sa un cazzo della vita e che in pratica ci ha buttato lì come un mazzo di figurine doppie ma dicevo della mia collezione di film 357 per la precisione che vanno da rambo uno a monna lisa passando da robin hood in
calzamaglia e che adesso mi son venuti buoni perché m'è presa la flippa di
guardarmi le pubblicità degli anni 80 che è una cosa che ti porta a pensare che dio quel dio con cui credo di parlare esiste per davvero e che prima di alitare in bocca ad adamo faceva brainstorming da solo perché una pubblicità come quella degli stuzzicadenti dove c'è lui e lei che seduti ad un tavolino mangiano cose paradisiache come chele di granchio con gambi di finocchio pocciati nello stracchino e fragole cosparse di panna e aceto balsamico e si imboccano e si guardano avidamente negli occhi che pensi che sicuramente sotto il tavolino si stanno menando a vicenda con i piedi che sta cosa poi m'era capitata di vederla sul serio in un ristorante
di firenze quando ero in viaggio di nozze che quando sono arrivato alla
frutta ho chiesto per associazione di idee una banana flambé e una
pubblicità così sensuale solo un dio la poteva inventare per uno
stuzzicadenti riciclabile mentre adesso hanno la fantasia di un semaforo
spento e ti mettono donne nude dappertutto anche per pubblicizzare una
zanzariera o un lassativo o un minestrone di farro e questo significa che
siamo alla frutta e che invece di menarci il davanti ci stanno menando il
didietro e nessuno che gli venga in mente di pubblicizzare che ne so uno
sturacessi efficace che c'ho la vasca in poca pendenza e mi s'ingrumano
tutti i peli alla prima curva del tubo che poi ogni fine settimana lo passo
tutto inguantato e con una serpentina in mano di quelle a manovella che
l'infili nello scarico e cominci a girare che così il filo s'intrufola come
mario bros per tutta la lunghezza dello scarico e questo mi da anche una
certa soddisfazione perché fingo d'essere un medico che fa l'endoscopia e
poi comincio a tirare e una volta ho riesumato una collanina d'oro dedicata a santa teresa che la contessa s'era persa quarantanni anni prima quando era intervenuta all'inaugurazione della biologica del borgo che a quel tempo fece scalpore perché fatta interamente a mano con mosaici raffiguranti la vita e le opere del mezzadro aristide che a mani nude sgravò in una notte d'inverno la mucca più prolifica della stalla da un vitellino che s'era presentato al mondo rurale in posizione podalica e qui stanno ancora aspettando la sua beatificazione ma io mi son già fatto fare l'autorizzazione per costruire un centro commerciale dietro l'orto che non si sa mai. Punto























postato da: melvingaez | 12:50 | commenti (15)

sabato, gennaio 17, 2004

Sternuti

Io ci ho la fobìa dello sternuto. E' una cosa vecchia che risale a quando
avevo una ventina d'anni, quando ho scoperto d'essere allergico anche al
riso.
S'era, io e la mia ragazza di allora, una pittrice scassacazzi che amava
truccarsi spalmandosi il fard con una spatola da imbianchini che ogni volta
che tornavo a casa mia madre scambiava la mia camicia bianca per l'ennesima
sacra sindone; s'era dicevo alla sagra del risotto in un paese puzzolente
della bassa dove in inverno non sai quanto la nebbia sia composta da vapore
acqueo o vapore merdoso per tutte quelle porcilaie che ti piazzano proprio
vicino alle risaie e poi si chiedono come mai ci sono così tante rane ad
attraversarti la strada di notte che al mattino l'asfalto sembra la muta di
un enorme serpente che nottetempo ha deciso di far prendere aria ai
linfonodi e non vi dico l'effetto che fa passare ai 140 sugli anfibi che se
chiudi gli occhi pensi d'essere al mare a correre sul bagnasciuga solo che
se lo fai ti ritrovi in un fosso che farebbe invidia a un qualsiasi biologo.
Insomma s'era a questa sagra a mangiare un centinaio di specialità di riso,
compreso dolci e grappa tenuta in un bottiglione insieme ad un serpente,
spero morto, e ai testicoli di un babbuino belli rosa e azzurri e al pene di
un armadillo che quando versi la grappa va sempre ad otturare il collo del
bottiglione perché il cazzo dell'armadillo mica tanto è piccolo e anzi a
molti fa anche invidia, ed è stato dopo la prima forchettata di riso pilaf,
quello bello asciutto e duro, che m'è venuto l'attacco improvviso di
sternuti ed in tre riprese ho imbrufolito tutta la tavolata e la signora
bella agghindata davanti a me con una scollatura che dall'alto le vedevi le
ginocchia a punta; lei s'è beccata il grosso dello sparo giusto tra le tette
inesistenti che quando s'è alzata gridando come un coniglio preso male sul
coppino, la sbobba le è caduta sulle scarpe di vernice rossa.
Poi mi hanno spiegato che in realtà non sono allergico al riso, ma
all'ammoniaca che usano per sbiancarlo e renderlo brillante; così posso
mangiare solo riso integrale che però mi fa schifo ed ha il sapore di una
fica lavata con la saugella e allora salto il riso. Sulla fica chiudo un
occhio e mi sacrifico.
Insomma, per dire che gli sternuti non li sopporto e quando mi capita di
sternutire una quarantina di volte di seguito mi ritrovo sempre con qualcosa
che non mi quadra dentro e con il sangue in bocca perché la probabilità di
mordersi almeno una volta la lingua è piuttosto alta.
L'ideale contro questi attacchi sarebbe avere cubetti di ghiaccio sottomano,
si perché il ghiaccio aiuta a bloccare lo stimolo, ma bisogna stare attenti
perché è pericoloso per te o per gli oggetti e le persone che ti stanno
attorno: se non lo controlli bene in bocca potresti morire soffocato o fare
una strage.









































postato da: melvingaez | 23:22 | commenti (7)

venerdì, gennaio 16, 2004

AVREI  VOGLIA

di

PARLAR  D'AMORE

ma in osservanza agli accordi presi con lo sponsor

non lo faccio

postato da: melvingaez | 23:06 | commenti (10)

Flicker...flicker...flicker...fly...how...pow..

Astronomy Dominéé-Pink Floyd

"Normalità è sentirsi padre del giorno, della notte, dell'arcobaleno, della
scienza, anche di una prugna o di molta sensibilità nelle dita; e divento
figlio dell'artrosi dell'acqua, del cibo e della sua memoria che io
inghiotto. Figlio della prigionia, di un incantatore di serpenti, della loro
ombra invisibile, del loro sibilo, della loro mente svolta e tortuosa.
La normalità è graffiare un violino, circondarne le lacrime con del fuoco,
umiliare il suo silenzio, sordo e insopportabile, con un elastico vergine
costellato di rovi.
La normalità è gesticolare da dietro un tavolo e bere ogni tanto un sorso
d'acqua da una bottiglia di vetro verde e avere sempre sete; asciugarsi il
mento con il dorso della mano e ritrovarsi una briciola di pane sul palmo e
non avere mai fame.
E' osservare spaventapasseri inclinati dalla frusta del tempo, lungo
l'argine di un fiume secco, che terrorizzano solo il proprio equilibrio;
mentre io, sdraiato, lecco la composizione isterica di una donna malata."

















postato da: melvingaez | 00:30 | commenti

mercoledì, gennaio 14, 2004

LO  STOCCAFISSO

Quando lo incontrammo stavamo aspettando un'alba spuria in riva al mare; una di quelle albe che si fanno attendere e che quando arrivano ti accorgi che è mezzogiorno.

Io, ragazzo di periferia, con la passione dei tulipani neri sul terrazzo di una fabbrica orafa e con alle spalle il varo finito male di una barca fatta d'assi per impalcature (piena di malta secca), stavo cercando di sistemare la rolleiflex in bilico su una sdraio dalla tela mezza consunta.
Lei, ragazza della medio borghesia suburbana, con la passione per Mozart e alle spalle tre pompini incompleti per cause naturali, stava mescolando il suo fiato con le mani.
Il cielo era ancora sufficientemente scuro da non farci capire l'uno con l'altro; i milioni di parole sparse nella notte, erano state una sorta di caffè lungo e nero e senza zucchero. Il sapore in gola era quello.
Nessuno dei due, ne io ne lei, si era chiesto fino in fondo cosa ci faceva lì, su quella spiaggia ricoperta di mucillaggine da sembrare un budino alieno, in una notte senza stelle e con una luna che andava e veniva come un mal di testa da ossiuri.
Era l'ultimo giorno di vacanza; l'ultimo di una serie di ultimi per vedere un'alba sul mare.
Mancavano 14 minuti al sorgere del sole quando riuscii ad incastrare, con un asciugamano umido e una bestemmia secca, la macchina fotografica sulla sdraio e mi voltai a guardarla.
Lei, con un gesto lento, sfilò un elastico e scuotendo il capo sciolse i capelli e mi sorrise senza un perché.
Rimasi a guardarle le labbra e pensai ai fallimenti; poi, con uno scrocchio alle ginocchia, mi alzai e prendendole le mani tra le mie, cominciai a mescolare il mio fiato con il suo.
Rimanemmo abbracciati per non so quanto e quando decidemmo di guardare l'orizzonte sul mare era giorno. Ma del sole nemmeno l'ombra.
Fu in quel momento che cominciammo ad avere qualche dubbio d'essere stati ingannati e che il sole, per quel giorno, se n'era andato a colorare qualche altra alba lontano da noi.
Ci avvicinammo al mare, per vedere meglio, per cogliere qualche riflesso sfuggito, per assaporare qualche minuscola lama di calore. Niente.
Il mattino rimaneva umido e grigio.
Quando cominciarono a cadere le prime gocce, ci voltammo di scatto: io corsi in aiuto della rolleiflex e lei della coperta e fu allora che lo incontrammo.
Sbucando da dietro il chiosco chiuso dei gelati, lui, magro, in tuta grigia della champion e con una fascia azzurrina a cerchiare il cranio pelato, ci investì senza far rumore.
Io, cadendo, gettai la macchina fotografica oltre il piedistallo in cemento di un ombrellone rubato; lei mi cadde addosso con la coperta stretta al petto; lui, con un misto di sangue e sudore che gli colava da uno zigomo, rimase in piedi ad osservare un mondo che lentamente andava ad aggrovigliarsi in un abbraccio.
Rimanemmo a lungo abbracciati, io e lei.
Rimase a lungo impalato a guardarci senza capire, lui.


















postato da: melvingaez | 13:41 | commenti (11)

martedì, gennaio 13, 2004

COME  ?

Io sono un personaggio e amo il silenzio, ma adoro la musica e mi dico che
la strada non è che un'oscurità riflessa. Per questo, mi sposto poco.
Quando lo faccio sto attento a dove metto i piedi, non guardo mai il cielo,
perché lì è solo cacche di uccelli o pioggia rancida come latte scottato dal
sole.
Amo parcheggiare il mio dio in un fienile dal tetto cadente, sotto assi
scomposte da topi; tra manciate di pula secca e una borraccia piena di stelle parcheggio il mio dio. E ci dormo sopra, perché il mio dio è soffice e consenziente. Perché il mio dio si fa accartocciare e lo posso sistemare in qualsiasi angolo.
Perché il mio dio di carta è invisibile.
Nel fienile, tra topi, pula e lacci che penzolano dai travi sto bene; posso
scrivere su pezzi di legno, nomi sopra altri nomi, fregi su sfregi, parole
incise che si sovrappongono e senza avere l'assillo di doverli lavare poi.
Nel fienile si sta bene.
Dentro casa, invece fa sempre freddo, è sempre inverno. E fuori, su qualche scogliera, c'è chi pesca o  prende il sole e fa il bagno nel mare, e c'è un caldo che fa invidia, che asciuga il sale nei tagli delle rocce.
Dentro casa si cammina appena; stanze strette e pavimenti coperti dal
disordine dei miei giorni, mentre da qualche parte c'è un grande slargo e l'
asfalto è coperto da gente che ha bevuto o che brinda al cazzo o alla fica;
e motorini accatastati da ragazzi che vanno a baciarsi a ridosso del mare,
per confondere il sospiro con lo sbattere dell'onda su massi con il sale tra
le ferite che sarà asciugato dal sole di domani.
E in casa mia, intanto, è sempre inverno.
Io sono un personaggio e vorrei solo vivere. Non ho pensieri diversi.
Prendo al volo una mosca che sul braccio si strofina gli occhi. Vorrei solo
vivere. Penso.
E allora apro la mano, lentamente, e la mosca, occhi sporchi, se ne vola fuori dalla finestra. Vola fino al grande slargo, dove per terra, gente che ha brindato e bevuto, dorme tra motorini accatastati da ragazzi nascosti in anfratti salati di rocce sfumate dal buio.
Ingenuo! Avevo una mosca nel pugno e l'ho lasciata scappare.
Stupido! Sono l'unico a non aver capito che la vita mi era stata dedicata:
la mia vita è solo per me.
Avete presente il buio vero? Quello che se alzi gli occhi non vedi nemmeno
le stelle?
Lì si potrebbe progettare il futuro. Lì potrei scrivere qualsiasi storia di
chi ha progetti su di me.
In quel buio potrei scrivere sui loro corpi; seguendo i disegni della loro
pelle invecchiata, potrei scrivere la loro vita.
Scrivere della vita sulla loro vita, o della luce sui loro occhi, o del
sesso sul loro sesso, o dei baci sulle loro labbra, o del dolore sulle loro
mani, o del suoni sulle loro orecchie.
Oppure scrivere della merda, dove voglio; ogni posto su di loro va bene.
Questo è il mio progetto, la mia passione segreta.
No, non è questo che voglio.
Sono un bambino senza desideri nascosti e senza domande intelligenti.
Vorrei solo risalire sul mio treno. E per la seconda volta smettere di
pensare.
Io sono un personaggio che pensa. Credo. E che ascolta. Credo.
Sento gabbiani che urlano come bambini che chiamano. Vedo pescatori che osservano, dormendo, un filo che non si tende. E' tempo che non scorre.
Sento battiti d'ali che mi scavalcano, in un silenzio fatto di mille rumori
senza padrone.
Sono un bambino che non distingue un sogno adulto da uno giovane; perché i sogni non hanno muscoli o tendini, pelle che rattrappisce o capelli che si diradano.
Ho un cuore troppo piccolo per scoppiare e un cervello indivisibile e
semplice. Non ho memoria, ma di questo non voglio parlare. Ho solo un
ricordo; e figli sparsi, un po' spariti tra scarichi condominiali; dispersi
tra pezzi di ovatta e grumi di polvere, tra scorie di concime e pensieri
senza vita.
Sono un vecchio senza memoria, con un dio docile parcheggiato in qualche angolo del fienile, e ucciderei per sapere.
Pagherei per sentire qualcuno chiedermi:
- Come?-
Ma ucciderei senza rispondere.

ps

La Direzione avverte che, data la mole di richieste, alcuni pensieri sono un riciclo. Ci scusiamo per l'inconveniente. Grazie.

























































postato da: melvingaez | 22:36 | commenti (2)

La Direzione, con l'intento di venire incontro alle esigenze dell'utenza globalizzata, ritiene opportuno invitare la suddetta a richiedere delucidazioni sulla vita presso codesto sportello. La richiesta dovrà essere postata sotto questo messaggio e dovrà comporsi di una sola parola o frase della lunghezza massima di cinque parole. Verrà accolta una sola richiesta al giorno (due nel caso non abbia un cazzo da fare) e ogni utente ha diritto a due delucidazioni. Sono escluse le parole d'amore. Il servizio è gratuito.

 

postato da: melvingaez | 01:37 | commenti (8)

"Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro.
Ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi
sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai"
(Faber)

E allora di notte c'è questo sapore di terra smossa, di rivelazioni sospese a spigoli di quadri raffiguranti musei e pesci imprigionati da nuvole azzurre; con cuori deformi graffiati sul vetro.
Un sapore senza volto, scollato dal grido di una civetta che si diverte a passarmi le ore più nude.
Una civetta che si diverte a chiudere in silenzio la porta, percorrere con volo stanco pochi metri di corridoio sfiorando, con le ali fredde di nebbia, un ragno che si accartoccia spaventato.
Io accendo poca luce per me, mi avvolgo in una coperta e srotolo un sogno. Non dormo.
Ascolto il caos dei mie occhi, mentre ripassano le crepe infinite di un suono infinito: una musica oscena che copre lo sfregare della magnolia sui muri di casa. Petali cadono coprendo tane, ma niente lacrime.
Non è ancora così tardi.  Spengo una sigaretta in un bicchiere d'acqua e nella stessa un sorriso.
E allora, di notte, non c'è più questo sapore di terra smossa. Solo fumosa umidità che mi accerchia e mi illude di essere definitivamente solo.
Spengo la poca luce e veglio su me stesso.



















postato da: melvingaez | 01:21 | commenti (7)

lunedì, gennaio 12, 2004

COMUNICAZIONE  AGLI  UTENTI   GLOBALI

Sono disponibili su www.clinamen.splinder.it le famose 'Lettere dal Fronte' in edizione integrale.

Affrettatevi, prima che il deficiente proprietario di codesto blobg ritiri la liberatoria.

La Direzione

postato da: melvingaez | 00:53 | commenti (14)

domenica, gennaio 11, 2004

 VI  SPIEGO  PERCHE'  BERLUSCONI  E'  UN  GRANDE

( Questo racconto è stato censurato dalla Direzione perché non conforme alle esigenze della maggioranza degli utenti)

postato da: melvingaez | 23:43 | commenti (7)

sabato, gennaio 10, 2004

 

AVVERTENZA

In caso di incendio o sommossa popolare

si raccomanda vivamente di entrare nel blobg seguendo le lucine gialle.

Senza accalcarsi e senza spingere che tanto prima o poi si muore ugualmente.

I trasgressori saranno sanzionati con un viaggio su Marte in compagnia di George Dabliù Bush Jr. in programma all'alba del primo aprile 2021.

La Direzione


postato da: melvingaez | 11:24 | commenti (1)

MORIREMO SENZA VOCE

Moriremo, urlando solo residui di fumo, aria senza logica che abbiamo costruito dentro di noi spacciandola per progresso, senza voce.
Scambiandoci sguardi atterriti, spolverando con le mani il nostro petto, toccando con le dita le nostre labbra opache o il viso contorto da smorfie incomprensibili, moriremo senza voce.
Moriremo senza voce, rovesciandoci addosso dolci sguardi rimbambiti
A cavallo di un megafono dalle pile scariche, ci mostreremo le nostre bocche ferite, le nostre gole devastate, i nostri microfoni scaduti conficcati nel cuore e, illusi, ci getteremo nel mare convinti di parlare almeno con i pesci; ma moriremo annegati e senza voce.
Moriremo senza voce, scrivendo il nostro amato dolore su fogli A4 che ci passeremo sottobanco; convinti di aver fregato il destino ci ruberemo gli amori e, certi di esserci ingannati a vicenda, leggeremo solo fogli bianchi.
Moriremo senza voce perché, in tutto questo spreco di parole, non sappiamo più cosa dire.






postato da: melvingaez | 11:12 | commenti (2)

Si ricorda alla gentile clientela di lasciare borse, borsoni e borsette negli appositi armadietti prima di accedere al blog.

Saranno effettuate perquisizioni a sorpresa con sorpresa a discrezione della Direzione.

Aut.Min.Conc.

postato da: melvingaez | 01:12 | commenti (6)

venerdì, gennaio 09, 2004

L'Amministrazione Controllata In Deroga All'Art.69 bis e conseguenti Omississ Concede L'Autorizzazione Alla Pubblicazione Della Seguente Cazzata.

Stamattina appena sveglio ho capito che le cose non stanno andando mica tanto bene perché me le dimentico. Le cose.
Allora mi son detto che era tempo di ritornare dalla mia omeopata di fiducia e sono sceso senza mutande in studio perché non le trovavo e la mia referente di fiducia manco le passava per la frittola di aiutarmi a cercarle così mi si sono raffreddati i pianeti e nello stesso tempo telefonando alla mia cara dottoressa ho saputo che non espletava più perché fuggita con il mio falegname di fiducia. L'omeopata non la la referente.

Io ho un ricordo bellissimo della mia prima omeopata e della sera che mi
fece la cosidetta 'scheda'.
Ci andai per un'infezione ai linfonodi dopo che un medico di guardia mi
disse che l'infiammazione era dovuta ai gatti che tenevo in casa. Io al
dottorino dissi che non tenevo gatti allora lui con noncuranza disse che se
non sono gatti è un pelo ritorto e che comunque c'è infezione e bisogna
tagliare perché il ves è a 27 e si rischia d'inquinare tutto il sangue e
insomma non è bello girare inquinati e io allora gli dissi che sono contro
la violenza e che se non mi sono tagliato le vene da piccolo non vedo perché mi devo squartare le ascelle da grande così mi sono messo alla ricerca di un medico alternativo e a me piacciono le cose alternative tanto più che adesso che ho problemi di vista mica sono andato da un oculista qualsiasi ma ho girato mezzo mondo finché non ho trovato un patchadams della vista che mi ha detto che per recuperare vista devo darmi da fare con gli altri sensi tipo masticare trenta volte prima di deglutire o annusare calzini sporchi o pepe di cayenna o toccare a palmo aperto tutto quello che capita e così la mia ragazza è felice perché mi dice che non l'ho mai toccata così ed io spero tanto che anche lei abbia problemi di vista un giorno o l'altro e comunque tornando all'omeopata lei quando io le feci tastare l'ascella  cominciò a farmi domande del tipo se dopo fatto l'amore ho fiacchezza alle gambe e mi sento stanco e io le risposi eccerto che dopo l'amore mi sento stanco perché di solito lo faccio per tre ore metà delle quali in piedi e l'altra metà aggrovigliato che dopo un po' mi gira la testa e non capisco più se sono ancora nei preliminari o se ho passato la soglia del non ritorno e devo fare in fretta a penetrare altrimenti la mia ragazza dice che facciamo solo sesso senza amore perché a lei le suore avevano insegnato così e allora l'omeopata ha detto che sono nux vomica e che probabilmete soffro anche di mal di testa e la cosa ha cominciato a incuriosirmi perché era vero anche se non capivo che cazzo c'entrasse la noce moscata che tra l'altro mi piace sul risotto in bianco ma non ho detto niente perché lei ha cominciato a sorridere e spostandosi gli occhiali sui capelli belli corvini con lampo libidinoso tra i denti mi ha detto che dovrei provare a farmi dei bidet freddi sulle palle non ha detto palle ma intendeva palle l'ho capito dal sorriso però se mi avesse detto shampoo ai capelli non saremmo diventati amanti e allora va bene palle.
Non ricordo più perché ho scritto sta roba.












postato da: melvingaez | 23:19 | commenti (4)

giovedì, gennaio 08, 2004

Chiuso

Il servizio è stato sospeso per aridità mentale

Gli utenti sono pregati di passare dalla cassa per il rimborso

Per eventuali informazioni si raccomanda di rompere il cazzo in segreteria

postato da: melvingaez | 19:55 | commenti (22)

Ieri non ho scritto niente.

Lo dico perché non pensiate che abbia cancellato post come qualcuno di mia conoscenza.

Io non faccio queste cose.

Affrettatevi a leggere quello che c'è da leggere, salvare con nome ecc ecc che domani faccio le mie pulizie settimanali.

postato da: melvingaez | 01:14 | commenti (10)

martedì, gennaio 06, 2004

Motti e Moti Emotivi
 
Stamattina ci saranno stati 5 gradi sotto zero e quando ho avviato l'auto mi sono accorto che c'era una pozza sotto il motore.
Lì per lì non mi sono preoccupato, ma dopo due chilometri, quando ho visto che il riscaldamento non funzionava e che non ci vedevo per niente attraverso i vetri ghiacciati, ho cominciato a preoccuparmi.
Il mio meccanico di fiducia, quello che anche se m'incula non me la prendo, era chiuso per ferie ed io cominciavo a disperarmi perché domani dovrei andare a pranzo dai suoceri ed è uno di quegli appuntamenti che non mi perderei per nulla al mondo.
Allora sono passato dal mio ex-meccanico di fiducia che avevo mollato perché troppo arricchito per i miei gusti, e vedendo che stava aperto mi sono fermato. Gli ho lasciato l'auto e sono andato a piedi fino al laboratorio; un chilometro circa.
Mi si son gelate le balle che nel frattempo avevano smesso di girare per il contrattempo.
Dopo mezzora mi telefona il meccanico-ricco e mi dice che è saltata la pompa dell'acqua. Beh, gli ho risposto, l'auto dev'essere ancora in garanzia.
No bello, mi fa lui, è scaduta 10 giorni fa.
 'rcodio, penso, è tipico che succedano queste cose appena la garanzia scade.
Ok, gli faccio, mi cambi la pompa. E quanto mi costerà? Incalzo.
150 euri il pezzo se lo trovo, mi fa egli, più 6 o 7 ore di lavoro.
Io guardo l'orologio, sono le 11, e gli dico, va bene.
Quando passo a prendere l'auto?
Verso le 17, mi fa lui.
Io penso che la somma è perfetta: 11+6 fa 17. E mi sento in colpa perché salta il pranzo.
Metto giù il telefono e comincio a lavorare, a sistemare le cose lasciate in sospeso prima d'andare in montagna. Dopo 10 minuti mi stufo e comincio a pensare su quanto sia difficile sopravvivere. Mi siedo sul tavolo ricoperto di panno verde e mi fumo una sigaretta.
Sono rimasto così per quasi due ore, seduto sul tavolo a fumare; ogni tanto guardavo il cellulare e mi dicevo, adesso telefono, ma lasciavo perdere al pensiero di avere poco da dire al mondo.
Avrei voluto fare delle domande in giro sulla vita, ma mi seccava sentirmi rispondere che erano cazzi loro.
Quando ho telefonato a mio nipote che stava ancora dormendo, era quasi l'una.
Stai dormendo? faccio io.
Sì, vaffanculo zio, mi fa lui.
Ho bisogno di un favore, faccio io.
Quanto mi paghi? mi fa lui.
Ti abbuono 100 euro dalla bolletta del telefono, faccio io.
Cosa dovrei fare? mi fa lui.
Vieni a prendermi in laboratorio che sono rimasto a piedi, faccio io.
Silenzio.
Mi abbuoni 50 euro dammi 10 minuti, mi fa lui.
Non sarai mai un buon meccanico, faccio io.
E riattacco. Sono le 13.
Telefono al meccanico per dirgli che se vuole gli porto un panino e una birretta.
Non risponde nessuno e a me vien da ridere.
Appena finisco di ridere arriva mio nipote sulla Uno Sting e con il berretto dell'uomo ragno in testa. Ricomincio a ridere.
Hai ricominciato a fumare? mi fa lui mentre butto la valigetta sui sedili posteriori.
Perché? gli faccio io mentre lui comincia a manovrare per uscire dal parcheggio.
Prima mi dici che non sarò mai un buon meccanico quando sai benissimo che studio per diventare ingegnere informatico e poi ti trovo qui a ridere sulla porta, mi fa lui mentre io rispondo con una bestemmia al messaggio di un amico che si vuole suicidare per amore.
Stavo ridendo perché qualcuno sta provando a infilarmelo nel culo e poi ho cambiato risata quando ti ho visto arrivare con quel berretto in testa, faccio io mentre lui fermo al semaforo sghima la moglie del dentista che attraversa la strada con mezze tette fuori al freddo.
Chi ti sta inculando? mi fa lui mentre io non rispondo ad un messaggio d'amore e spengo il cellulare.
Il meccanico, faccio io mentre lui schiva una buca e investe un sacco di patatine vuoto che mi par di sentire sfrigolare sotto le ruote.
E perché ti dovrebbe inculare? mi fa lui mentre io riaccendo il cellulare che subito scarica un altro messaggio.
Perché non è bravo in matematica, faccio io mentre lui alla curva secca prima dei giardini in centro paese sale con mezza ruota sul marciapiede.
Hai ripreso a fumare, mi fa lui mentre io rispondo al messaggio che non so che farmene del suo amore.
Poi silenzio fino a casa. Silenzio davanti alla carbonara con l'uovo troppo crudo. Silenzio davanti al piatto d'insalata poco condita.
Che hai papi? mi fa lei mentre io bevo l'ultimo goccio di vino della bottiglia di chianti aperta la sera prima.
Si è rotta la pompa dell'acqua della macchina, faccio io mentre lei si macchia i pantaloni di velluto con una foglia d'insalata poco condita.
E' grave? mi fa lei mentre io faccio finta di non aver visto.
No non è grave, faccio io mentre lei raccoglie di nascosto la foglia d'insalata e se la mette velocemente in bocca.
Mi alzo,  porto il mio piatto, il mio bicchiere e il mio tovagliolo in cucina e salgo in studio; mi allungo sul divano e tento di recuperare un po' di sonno perso guardando Insomnia.
Al Pacino che farfuglia qualcosa con la bocca semiaperta e gli occhi sbarrati, mi mette a disagio e mi addormento 10 minuti.
Mia figlia mi sveglia mentre sto facendo, a reti unificate, un discorso alla nazione sull'opportunità di allungare di un mese la garanzia sulle auto d'importazione.
Papi? mi fa lei mentre io smetto di grattarmi nel sonno un eczema sanguinante sul petto.
Che c'è? faccio io mentre lei si siede nel posto lasciato libero dalle mie gambe rannicchiate.
Non sto bene, fa lei mentre io mi guardo le dita della mano sinistra leggermente insanguinate.
Cosa ti succede? faccio io mentre lei appoggia la sua testa sulle mie gambe e i lunghi capelli le si sparpagliano sul viso nascondendolo come piace a lei.
Non lo so mi sento triste, fa lei mentre io asciugo il sangue sulla coperta scozzese per poter accarezzarle la testa e guardo i cerchietti sul calendario appeso al muro.
Càpita, faccio io mentre lei guarda che a Al Pacino gli vengono definitivamente chiusi gli occhi.
Le sposto la testa, mi alzo e la distendo comoda sul divano.
Ti faccio una tisana e metto su un cd, faccio io mentre lei si copre fino al mento con la coperta.
Non ti disturbare, fa lei mentre io tolgo il cd di CannonBall dalla custodia e accendo lo stereo.
Quando ritorno dalla cucina con la tazza di tisana calda, lei dorme e la musica del sax mi tranquillizza.
Telefono a mio nipote.
Ho bisogno che mi riporti in laboratorio, faccio io.
Sono altri 50 euro, mi fa lui mentre io rido.
Lo sapevo e per questo te ne avevo offerto 100 fin dall'inizio, faccio io mentre lui ride.
Silenzio nel tragitto. Silenzio quando scendo e apro la porta del laboratorio. Silenzio quando accendo la radio.
Cincischio fino alle 17 pulendo vasetti di colore rinsecchito e ammorbidendo pennelli, mando un messaggio che so rimarrà senza risposta e rispondo a un messaggio che non chiedeva risposta.
Alle 17 e 10 sono dal meccanico.
L'auto è pronta, fa lui mentre io entro.
Tutto a posto? faccio io mentre lui si accende una sigaretta e aspira avidamente una superlight.
Tutto a posto l'ho provata, fa lui mentre io osservo un gatto nero infilarsi alle mie spalle nell'officina semi-buia.
Quanto le devo? faccio io mentre lui afferra il gatto per il coppino e lo lancia fuori dal portone.
Allora sono 150 euro per il pezzo, fa lui mentre io comincio a grattarmi il sedere attraverso i pantaloni.
Ok e il lavoro? faccio io mentre lui lancia la cicca come prima con il gatto.
Sono sei ore che fanno 300 in tutto, fa lui mentre io smetto di grattarmi e sento che in fondo non fa così male.
Mi serve fattura, faccio io mentre lui comincia a chiudere il portone.
Allora bisogna aggiungere l'iva, fa lui mentre io tolgo un biglietto da visita dal portafoglio.
Ok, faccio io mentre lui prende il biglietto.
Gliela mando per posta, fa lui mentre io compilo l'assegno.
Ok, faccio io mentre lui prende l'assegno e piegandolo in due lo mette nel portafoglio.
Queste sono le chiavi della macchina, fa lui mentre io guardo chi cazzo è che mi manda un messaggio.
Grazie e arrivederci, faccio io mentre lui si accende un'altra sigaretta.
Saluti, fa lui mentre io salgo in auto l'accendo e sento che è già calda.
E torno a casa sorridendo e pensando che sicuramente, fumando o non fumando, si piglierà un cancro.
 

 

















































































postato da: melvingaez | 03:40 | commenti (21)

RIMOZIONE FILE  256

 

“Nuvole di pietra sui tuoi occhi di sole che piangono i giorni che arrivano, che piangono (in altro modo) la notte, come uno spazio lucido di boati bui.

Pesanti nuvole di pietra che ti tappano il sapore della vita e che io, libero di respirare, non riesco ad afferrare in tutti i suoi capelli; solo ciocche senza peso che mi scivolano sulle scarpe. Li raccolgo e li spezzo, perché il mio tempo non ha bisogno di loro, perché il mio tempo decorato di ghiaccio è una collana di lacrime gelate che mi striscia sotto i vestiti senza lasciare traccia sulla pelle.

Ti dimenticherò, annientata dal dolore, tra fogli sbiaditi che indicano l’uscita dal gioco e, accompagnato da una musica spagnola, passeggerò sulla cenere del tuo amore.

Alla finestra poi osserverò, in un vaso vuoto di terracotta, la carne di una talpa che va in polvere e scenderò a spianare i suoi cumuli di terra sterile.

Dopo aver teso l’amaca tra i due cedri, cercherò di dormire.”

 

Rimozione del file 256 fallita.

postato da: melvingaez | 02:36 | commenti (6)

lunedì, gennaio 05, 2004

RIMOZIONE FILE 01

 

“Seduto su quel trono vedevo il mondo scorrermi alle spalle e provavo disagio per quella sensazione di osservare le cose come se avessero già un passato. Davanti mia madre, allegra nel sudore, mi soffiava negli occhi una canzone diversa dalla solita ninna-nanna. Mi sporsi di lato e vidi che la ruota della bicicletta non aveva i soliti ferri incrociati con i quali giocavo infilando le mani, quando seduto per terra, in attesa di carezze e latte, succhiavo il freddo dei sassi.

Mi sporsi di più allungando la mano, ma il mio gioco era troppo lontano; mia madre rise smettendo di cantare. Io tentai un pianto, guardai ancora di lato, sganciai un piede fissato male e lo infilai tra i raggi della bicicletta in corsa.”

 

Rimozione del file 01 fallita.

postato da: melvingaez | 23:46 | commenti (4)

PROMEMORIA

Oggi mi dedico alle mie pulizie.

 

postato da: melvingaez | 11:04 | commenti (14)

Sempre a proposito di mare, l'Adriatico in primavera... 

...deposita dopolavoristi imbianchini vestiti come
falegnami, con salopette color avana e bretella slacciata, sui tetti delle
cabine e che stendono con rullo di pelo di pecora un velo di calcina,
chiacchierando con mamme dai capelli decolorati che portano a passeggio
bimbi e cani senza guinzaglio sul lungomare di Fano.
 Il vento è ancora di quelli freddi, fastidioso, ma fortunatamente senza
odore e che ti consuma la sigaretta tra le labbra con pezzi di cenere che
volano ad asfaltarti gli occhi.
Un vento che non porta rumori perché viene dal mare e ti lascia tra i denti
un sapore di lumaca che lentamente ti striscia in gola.
L'adriatico in primavera è un posto macchina libero, a due passi dal chiosco
dei gelati chiuso e con un falegname vestito da imbianchino che stende
smalto all'acqua color verde smeraldo su imposte stese come salme su
cavalletti di legno accuratamente protetti dal giornale del giorno di
pasqua.
L'adriatico in primavera assomiglia molto al set in allestimento di un film
che se avessi tempo e poltroncina di tela verde con il mio nome scritto
sopra, mi fermerei a dirigere urlando dentro ad un megafono di latta.
L'adriatico in primavera è diverso dal tirreno alle foci dell'ombrone che
invece sembra una sala della biennale del '78 con tutti quegli alberi e rami
depositati sulla spiaggia come fossero sculture svedesi.
Il tirreno in primavera t'ingrigisce i capelli prima del tempo e ti fa fare
una figura di merda quando vai in giro con la patta tutta bagnata; perché il
tirreno in primavera è un cinghiale che ti sbuffa alle spalle e poi fugge
spaventato mentre tu continui poco tranquillamente a pisciare immerso nella
selva maremmana.
Però sempre meglio la maremma maiala che cattolica.































postato da: melvingaez | 00:45 | commenti (3)

giovedì, gennaio 01, 2004


LA MIA ACQUA - Miniserie da blog

La storia della mia acqua è grande. Dico sul serio.
Anni fa, dopo mezza vita passata a catalogare il mutamento di colore della pelle delle prostitute nella zona industriale della mia città, decisi di dedicarmi ad una vita meno gratificante ma più consona alle mie allergie e mi trasferii in campagna. Avevo indicazioni precise nella mia testa: trovare una casa con un pozzo suo e nel giro di qualche anno sarei diventato un miliardario con il fegato centenario.
Mi misi alla ricerca di un vecchio casale o una corte rurale nella speranza di trovarne una giusta allo scopo e quando parcheggiai la mia renault 4 rossa vicino ad un pozzo con la vera in tufo e la carrucola arruginita imbavagliata da una vecchia catena, mi sentii come un calciatore dell'inter che piscia dentro una qualsiasi coppa ed un lungo brivido mi percorse la schiena e quasi piansi di piacere.
Quella era la casa dei miei sogni, con acqua in proprio.
Il problema saltò fuori dopo qualche settimana, quando ai maschi della
famiglia cominciarono a crescere i peli sui denti ed alle femmine i
capezzoli con le doppie punte.
Qualcuno cominciò a dire che l'aria era troppo pura, qualcun altro incolpò il nonno di fare esperimenti transgenici sui piselli e che non era possibile che un baccello pesasse poco meno del maremmano.
Io, guardando le onde che spontaneamente si formavano dentro un bicchiere
d'acqua, provai un disagio simile alla confessione di un assassinio.
Presi una gabbia vuota da canarini e portai l'acqua in un laboratorio
d'analisi e dopo una settimana mi telefonò un tizio dicendomi che ci doveva essere un errore e che loro analizzavano acqua e non concimi e che comunque dovevo affrettarmi a depositare il brevetto, perché un concime così potente e completo avrebbe fatto certamente gola a qualche consorzio agrario.
Per qualche anno usammo quel liquido unicamente per scuoiare i conigli a
freddo e si faceva la spola due volte la settimana col furgone per
approvvigionarci dell'acqua necessaria al fabbisogno civile.
In otto anni provammo tutte le marche di acqua minerale scegliendo le più
appropriate: quelle cariche di sodio le usavamo per cuocere la pasta,
risparmiando sul sale; quelle con molto calcio le davamo alle galline per
via delle uova; quelle con i nitrati ai cavalli per una questione di
letteratura nobokoviana.
In cantina conservo alcune annate piuttosto rare che farebbero l'invidia ad un collezionista di vini.
Ogniqualvolta un nostro amico invidiava a parole la nostra condizione
contadina, mi veniva da piangere come un calciatore dell'inter che non
riesce a pisciare dentro una coppa vinta; perché i costi stavano diventando insostenibili e pecoraro scanio con una legge ad hoc ci impediva di vendere la nostra acqua del pozzo alla monsanto.
Quando un uovo delle mie galline, come nella pubblicità della coop,
distrusse il servizio da dodici bordato in oro zecchino della nonna, lo
stesso che ci aveva cortocircuitato sette forni a micro-onde, decisi che era ora di dare un giro alla nostra vita.
Ipotecando le montate future del mio maremmano, ottenni un prestito
sufficiente per assoldare una ditta specializzata in trivellazioni: "Siamo quelli che trovarono l'acqua termale nel deserto vicino a Touzer" raccontava il retro del loro biglietto da visita.
Contattato telefonicamente, il titolare si vantò di avere un rabdomante tra i suoi avi e di essere astemio al cento per cento.
"Il petrolio mi fa una sega" si lasciò andare in un momento di euforia "Il futuro sta nell'acqua". E mi assicurò che se a duemila metri di profondità sotto il mio orto ci fosse sepolto uno sputo, lui l'avrebbe estratto.
Il giorno che arrivò la trivella, nel giardino organizzai un barbercue tra amici e mandai il maremmano a pagare la prima rata del mutuo dalla cagna della contessa.
Il trivellatore posizionò la trivella tra lo chalet dei cani ed il pollaio a forma di torre eiffel (un'invenzione di mio cognato fabbro di cui vi parlerò in un'altra storia) e sputandosi sulle mani, accese il tutto.
Dopo un paio d'ore si era arrivati a 60 mt di profondità e due punte al
widia, del costo di mille euro l'una, giacevano, come due sculture
post-moderne ad una biennale, distrutte ai piedi della torre eiffel.
"C'è una crosta di sasso che protegge la falda" disse il defloratore del
Sahara "bisogna agire con intelligenza".
Io gli guardai l'arcobaleno in una goccia di sudore staccatasi dalla punta del naso dissolversi sul labbro e con la mia espressione più acuta chiesi:
"Cioè?"
"Ci spostiamo nel pollaio".

(Fine della prima parte)










































postato da: melvingaez | 23:26 | commenti (9)

LE MIE PALLE COME CANEDERLI
ovvero       
menù tirolese di fine anno

- Petto di anatra con canederli di Ziptoù

- Canederli di ricotta con gallinacci

- Canederli di formaggio in brodo

- Sella di capriolo con mirtilli rossi
  con canederli di patate e scorze nere

- Canederli di cocco con gelato alla mela
  e cannella

...canederli in sogno che mi rullavano sul cuore. Vicino alla palafitta
 sul lago, ombre di gocce planavano sui messaggi di fine anno e tre cigni
 in fila, Re Magi d'acqua dolce, elemosinavano pane al suono del piffero.
 Ho staccato il biglietto per Rio e con uno sputo l'ho riappeso al frigo.
 E canederli in sogno affogavano nel pinot nero.
 A valle, tra due ville di mezzo secolo, una festa non autorizzata vol-
 geva al termine e io, steso in mutande in mezzo al giardino, guardavo
 scorrere uova di anatra lungo le mie gambe; le guardavo infrangersi sul
 collo dei miei piedi.
 Ancora canederli friggevano nella mia testa, quando lei, capelli ricci e
 biondi, scendendo da un fuoristrada nero, m'invitò con uno sguardo  a  nascondere regali in cantina.
 Sempre canederli riconobbi in un colpo di tosse e mi svegliai.
 E' il primo giorno dell'anno zero.

















postato da: melvingaez | 17:54 | commenti (5)