[Zenzero Time]
Pensieri di un PiccoloBò
 





lunedì, marzo 29, 2004

CAUSA  UNA  SBADATA  CHE  HA STRISCIATO  LA  FIANCATA 

IL  BLOG  E'  STATO  MOMENTANEAMENTE  SOSPESO.

SI  PREGA  LA  GENTILE  CLIENTELA  DI  FORNIRSI  DEI  FONDI  DI  MAGAZZINO

FINO  AD  ESAURIMENTO.

SCORTE.

SARA'  PREMURA  DELLA  DIREZIONE  AVVISARE  L'UTENZA  FINALE

ATTRAVERSO  PUBBLICAZIONE  SULLA  GAZZETTA  UFFICIALE

DELL'AVVENUTO  RIPRISTINO  DEL  SERVIZIO.

NEL  FRATTEMPO....

Il mare assorbirà un gemito e  sassi che schizzano sull'acqua, per essere raccolti da mille demoni che di noi potranno avere solo una catena strappata e gocce di nebbia divelte dai nostri occhi.  Fosse solo sabbia ciò che ricopre i nostri corpi, adesso non avremmo dita intrecciate divise da una rete. In un'ora ci hanno rubato mille baci.

postato da: melvingaez | 23:58 | commenti (24)

lunedì, marzo 22, 2004

CORRISPONDENZA  PRIVATA

(Una di tante)

Io ho un amico strano. A volte mi capita in laboratorio tutti i giorni per raccontarmi della moglie che si siede appoggiando i piedi sui fornelli accesi o della figlia che mescola le pezze con la biancheria da lavare o del gatto, un soriano di 25 kg, che gli mangia i tubetti di colore; poi magari se ne sta dei mesi senza farsi vedere e mi manda mail strane, spesso laconiche e con delle foto di orge raccattate qua e là nel web.
Qualche volta mi manda mail di questo tipo:

" Caro M.G.
sto esaurendomi a fare una relazione per un concordato...un magazzino di 22.485.405 pezzi e pezzetti, valvole erogatori,tappi,cartoni,materie prime,tubetti, bombole, materiali di consumo etc, e verificare la congruità degli abbattimenti già in essere per raggiungere un valore di stock per la vendita nell' affitto d'azienda, se questo è stato rispettato e quanto già trasferito...e il residuo di magazzino al 2.2.04 (fatture del 31.1). Due palle stratosferiche, ma questa sera dovrei concludere (andava consegnato il 10: sono profondamente rincresciuto).Domani sottoporre al commissario giudiziale e forse sabato depositare in trib.
TUTTO BENE Lì DA QUELLE PARTI?
ne ho una nuova: Santa Bocchinaia faceva la portinaia."

Quello che mi sconvolge è la relazione tra l'ultima frase e il resto della mail. E viceversa.
Quello che ancora più mi sconvolge è la  sua necessità di rendermi edotto, non tanto sulla seconda professione della santa, quanto sulla sua di lui.
Poi mi dico che in fondo egli voleva solo scrivere:
"TUTTO BENE Lì DA QUELLE PARTI?"
Ma il tutto a lui sembrava misero e poco coinvolgente ed ha pensato quindi di condire il tutto con una serie di informazioni per lui fondamentali.
Io gli ho risposto così:

"Caro J.P. ho letto le tue follie che confermano la mia difficoltà con i tuoi resoconti, però comincio a dubitare d'essere io estraneo a loro.
Ci sono dei punti, nel tuo inventario, che mi sono piaciuti molto, anzi, no, mi hanno angosciato. Angoscia e piacere vanno a braccetto. Per me. Bombola e valvola erogatrice mi hanno turbato e fatto sorgere in me ricordi lontani di quando frequentavo i collettivi a scopo sessuale.
Sei stato molto bravo nelle tue descrizioni e mi hai punto con gli occhi della morte. Tra l'altro in una serata molto bella per me, visto che finalmente sono riuscito ad agganciare il cestello della lavatrice alla base, rendendo meno rumorosa la centrifuga.
Ho trovato i tuoi residui di magazzino bellissimi e scritti bene. Sono sicuro che il Commissario Giudiziale apprezzerà.
Devo però rileggere con calma; io sono un pessimo lettore: affronto qualsiasi scritto, anche una relazione ambientale, come fosse un giallo e spesso 'scorro' le parole per capire se il maggiordomo è effettivamente l'assassino.
Raramente rileggo durante una prima lettura e, leggendo il tuo inventario ho riletto alcuni passi più di una volta. (E' un complimento)
Certo però che se questa relazione è leggermente autobiografica, come io penso....dev'essere interessante sedersi con te davanti ad una bottiglia di bianco di custoza, in un'osteria sperduta tra le colline moreniche veronesi per confrontare i residui di magazzino delle nostre vite. Però prima tagliati un po' di barba (almeno 10 cm) e lavati, che spesso ti cade la forfora sulle fette di salame.
Io, come avrai capito, sto molto bene, mi sembra di essere in paradiso e rompo i coglioni al prossimo il giusto.
Fortunatamente dormo poco e quel poco lo faccio su una trancia che spezza catene dorate. Il che mi rilassa molto e m'impedisce di chiedermi del perché del silenzio. Soprattutto del tuo.
Siccome sono un po' curioso, mi spieghi perchè non te ne vai a fare in culo?
A presto
ciao
MG
P.S.
Mi stai sulle palle.
PPSS
La portinaia di cui parli è la stessa che conosco io?


























postato da: melvingaez | 21:07 | commenti (11)

domenica, marzo 21, 2004

L'hai imprigionato con la punta della scarpa in un angolo della stanza;

era molliccio e scuro;

l'hai sentito pulsare debolmente attraverso lo spessore del cuoio e non era un rospo.

 Era il mio cuore

postato da: melvingaez | 19:38 | commenti (11)

A  PUNTA  SABBIONI ...

ci son stato col Poletti quando ancora non eravamo tanto grandi.
Persona strana, orfano di madre e quasi anche di padre, amava scaldare la
simmenthal sul fuoco direttamente nel barattolo e certamente carne in brodo
sulla spiaggia, nelle sere di fine luglio, toglieva poesia alla risacca e
buon odore di salsedine.
Seduti su un groviglio di alghe secche, si parlava del futuro prossimo e di
due lesbiche abbracciate poco lontano e della forma dei tocchi di legno che
il mare portava ad asciugare sulla battigia.
C'era abbastanza silenzio, nel sole che calava dietro il vigneto, per rubare
i sospiri delle due ragazze; e sufficiente rumore, nel fuoco alimentato da
erba secca, per confondere il crepitìo con lo schiocco dei baci.
Togliendo dalla sacca una bottiglia di grappa ed un bicchierino di plastica,
mi alzai; avvicinandomi all'intreccio delle loro mani, glielo offrii.
Occhio, che non è acqua.
Occhio, che siamo astemie.
Occhio, che c'è pieno di zanzare.
Occhio, che abbiamo l'autan.
Va bene, era solo per chiacchierare.
Va bene, chiacchiera con il tuo amico. Magari bacialo.
Magari c'ha l'alito che sa di vino andato a male.
Magari non ci interessa.
Magari sei proprio stronza.
Magari vedi d'andartene da qualche altra parte.
Magari no, che c'eravamo prima noi.
Magari se non ve ne andate siamo cinture nere di judo.
Magari spegnete voi il fuoco?
Magari ogni fuoco si spegne da solo.
A Punta Sabbioni ci son stato col Poletti che non eravamo tanto grandi e
finché io non riuscivo a relazionare, lui srotolava il coperchio della
simmenthal, per liberare la chiavetta e grattarsi i denti.
Il fuoco lo spensi con due calci nella sabbia.
Un mese dopo, su quelle ceneri, una lesbica mi avrebbe sotterrato di baci.
Quando si dice il destino a volte.

 

































postato da: melvingaez | 19:35 | commenti (2)

lunedì, marzo 15, 2004

ABBANDONA  IL   TUO   CANE 
PRIMA  LUI  ABBANDONI  TE

Non si può andare avanti così, sono stufo di bestie.
Domani carico il cane, i cinque canarini, i sette orsetti siberiani (tre
coppie legali e un orsosessuale), le quattro galline col gallo che quando
entro nel pollaio mi guarda con quella faccia da checazzovuoi? e subito mi
attacca alle caviglie e non smette finchè non gli mollo una picconata in
mezzo agli occhi, le anatre che m'han venduto per mute e che invece fanno un
bordello peggio dei DeepPurple, i due conigli Giuletta e Romeo che
scoperebbero anche quando sono disossati in pentola con la polenta, i due
maiali Silvio e Veronica con lei che glielo tira e lui anche, il ragno
Francesco che poi è una femmina, li carico tutti sul furgone e li abbandono
sulla tangenziale di Mestre così son sicuro che non verranno investiti. Tanto lì son sempre tutti fermi.
Perchè son stufo di tutte queste bestie, voglio vivere con gli umani,
camminare tra la folla sorridendo a destra e a manca rilasciando interviste
e regalando biglietti da visita a piene mani.
Perchè il mondo è nostro, mica possiamo dipendere in eterno da cose o esseri
che non sanno mettere insieme una frase che sia una di senso compiuto.
Ecchecazzo! Ecche è? La parola è parola, io parlo tu parli egli parla e
tieni conto che se anche sparassimo cazzate c'abbiamo sempre il correttore
automatico che con la serpentina rossa ci dice, eh no ciccio, sta parola
mica esiste. E noi, tac e tactac, mettiamo un bel 'inserisci' ed abbiamo il
bel nostro neologismo. Fanculo anche il Devoto. Certo è che se scrivo 'la
Madonna mi apparse' il correttore mi da una pacca sulla spalla e mi dice che sono
le nove e tutto va bene ed io imbecille gli credo.
Stronzo di merda, il correttore  dice se una parola esiste o non esiste,
mica  corregge la grammatica.
Merda, merda, merda....sono stufo di sbadilare merda animale lungo il mio cammino. O Signore, voglio solo profumo di rose che sta dalle tue parti.
Rendimi giustizia e facciamola finita con questo 'Gloria a Dio nell'Alto dei Cieli e cacca in terra agli uomini di buona volontà'.
Umani, voglio umani nel mio recinto, basta bestie. Ci vado io nel recinto e
mo' vedi che ci faccio a quella cagna della contessa quando si sveglia
presto la mattina e comincia il giro per le sue terre per rompere i coglioni
al prossimo.
Avanti il prossimo, chè io ci ho i miei cazzi.


































postato da: melvingaez | 20:46 | commenti (24)

domenica, marzo 14, 2004

A.A.A. 
Attestati Nobiliari Vendesi

Lo dicevo al mio socio anni fa quando abbiamo deciso di mettere su sta
attività, vedrai che di gonzi ne troviamo a iosa soprattutto negli iper ché
li c'è sempre gente stressata che gira per comprare roba che non gli serve
ad un cazzo e una volta comprato tutto vogliono comprarsi quattro gocce di
sangue blù.
Il fatto è che anch'io poi non ho resistito e mi son fatto la stampata
nobiliare su finta pergamena fabriano giallo muffa e che ti scopro? Che da
parte di madre era tutto ok perché ero un gonzaga e da allora posso entrare
e uscire dal palazzo del tè e sputare sui turisti in fila che ti comprano il
poster del mategna e poi ci mettono due giornate per capire qual è il dritto
e alla fine decidono di attaccarlo al soffitto, ma da parte di padre ti vado
a scoprire che discendo da un capo tribù montenegrino che ha fatto i soldi
traslocando i cinesi in albania traverso i balcani ed è stato allora che ho
capito come mai uno sboratissimo e piccolo paese era più vicino
politicamente alla cina che non la russia che stava dietro il giardino di
casa.
Insomma il nonno del mio trisnonno era un farabutto bastardo peggio degli
scafisti ed era anche un despota che mandava a letto la cena con i figli e
credo che da lì arrivi la nomea dei comunisti che si mangiano i bambini che
è una cosa che non ho mai creduto ed è stato per questo che sono stato in
russia ma ho visto poca gente che mangiava e tanta che beveva e quando m'è
venuta fame l'unica cosa che sono riuscito a leccare è stato una natura
morta del cezanne all'ermitage e mi son bevuto mezzo litro di vodka con solo
quella nello stomaco e son finito a parlare inglese con una scolaresca di
sordomuti che festeggiavano la fine delle scuole e mia moglie a dirmi, non
vedi che non capiscono niente? perché non gli parli in francese? A me il
francese fa cagare il cazzo perché per pronunciare le u devi mettere le
labbra a culo di gallina ed io sono allergico alle galline perché le piume
mi danno quel raspeghino in gola che a forza di raschiare ti tiri su un
tocco di polmone incatramato e a me il sapore dell'asfalto mi fa venire il
vomito. Ed è per questo che omeopaticamente parlando sono nux vomica che
sarebbe la medicina base per chi soffre di vertigini.
Comunque non sono un nobile, perché se vengono a saperlo i miei ex-compagni
di avanguardia operaia sono finito, sono il figlio del custode della
contessa anche se gira voce nel borgo che io sia anche figlio di lei per via
dei due nei che avevo. Uno ce l'avevo sulla guancia, ma me lo son fatto
togliere perché ogni volta che mi facevo la barba finivo per agonizzare
mezzo dissanguato, e si sa che un neo sulla guancia è segno di nobiltà.
L'altro ce l'avevo sul cazzo, ma se ne è andato via dopo i primi cinque anni
di seghe credo praticamente d'averlo cancellato manualmente, e si sa che un
neo sul cazzo i marchesi se lo fanno apposta ed il mio era in carne e ossa.
Forse la contessa è mia madre ed il fatto d'aver scopato con lei non mi
turba del resto ho scopato anche la con la ferilli ma nessuno ci crede.
Fatto è che quel giorno lo ricordo come se fosse ieri, io e la contessa a
scopare come dei forsennati nella chiesolina della villa per renderla
presentabile a dio ed ai fedeli che la sera avrebbero recitato il rosario.
Era maggio.
















































postato da: melvingaez | 21:42 | commenti (6)

SE  L'E'  PRESO...

Ogni tanto una valanga, che i poeti chiamano slavina, si porta via qualcuno e tutti a
dire...se l'è preso la montagna. Anche questa è poesia.
E' come quando uno annega al mare: se l'è preso il mare.
E' meglio farsi prendere dal mare, pensa che coglionata se sull'epigrafe ti scrivessero:
'Se l'è preso il fosso perché mentre guidava nella nebbia ha intravvisto un ranocchio rincorrere un seme di pioppo e nel tentativo di schivarlo è sbandato col fuoristrada. Però ci aveva il cellulare in mano con un messaggio incompleto che diceva - Sto arrivando cuoric...-'
Oppure
' Se l'è preso la vasca da bagno perché mentre si faceva massaggiare immerso nel pino silvestre vidal da una gheisha inesperta ha fatto un movimento brusco con le gambe urtando il lettore CD che suonava Everything's not lost e fulminandosi così tutti i sentimenti'.
O come quando uno si schianta giù dal parapendio: è volato in cielo.
Poetico, ma con tutto il rispetto s'è smerdato per terra.
I montanari sono così, gente sensibile, poetica, che quaggiù vivrebbe male;
perché bisognerebbe andarsene al momento e nel posto giusto e la montagna è
il posto migliore.
Se l'è preso l'asfalto
se l'è preso un bisturi
se l'è preso una polmonite
se l'è preso il crack
se l'è preso una bomba
se l'è preso un tumore
se l'è preso...una donna (ma questo è un morire diverso)
Però io preferisco il mare, ma non per andarmene. Lo preferisco perché puoi fare l'imbecille con le ragazze che tanto nessuno se ne accorge. Prova tu a fare l'imbecille in montagna, ti
guardano male e chiamano il psichiatrico. In montagna si passeggia in silenzio ed è obbligatorio salutare sommessamente chi si incontra sul sentiero. Se non lo fai ti picchiano. Sono le regole della montagna.
In montagna non si fuma, non si può essere vegetariani, non puoi raccogliere ciclamini, se fai un picnic sull'erba prima di andartene devi raddrizzare i trifogli, devi accarezzare le mucche sul muso umido e bere latte fresco bello caldo e andare a cagare seduto su una stanga messa di traverso col culo che da sul torrente gelato e ti schizza ghiaccio sulle palle.
In montagna si fa sesso solo nudi davanti al camino e preoccuparsi che il legno sul fuoco non scoppietti troppo. In montagna si scopa poco, perché si mangiano troppe patate e dopo un po' la stanza è satura del tuo gas e devi aprire la finestra che fuori ci sono 17 gradi sotto lo zero celsius e il tuo pisello diventa un ghiacciolo e lei non ha sete.
La montagna è triste.
Piango sempre in montagna.
Invece al mare prendo subito un'insolazione e rimango in coma per 15 giorni.


























postato da: melvingaez | 19:26 | commenti (8)

VECCHIECOSE

Non ho mai portato gli occhiali da vista e anche quelli da sole mi danno
fastidio e me ne servo solo in certe occasioni solari, per darmi un contegno.
In questo mondo di contegni.
Sono sempre stato abbastanza magro e alto nella media nordica.
Al pallone davo del tu, di punta, di collo e di tacco, ma soprattutto di testa, da buon difensore. E da buon difensore ho fatto solo un gol, proprio
nell'ultima partita, proprio di testa; poi mi son beccato un virus ai calcagni, quasi come Van Basten, ed ho dovuto smettere. Non ho avuto il coraggio di passare al golf.
Ballare mi sarebbe anche piaciuto, ma odio le discoteche, il rumore, le luci ed il fatto che si debba gridare per farsi sentire. Ammesso che ce ne sia bisogno. Di parlare. E poi mi fanno male i calcagni.
Domande solo due:
'Esiste Dio?'
' Che cazzo volete da me?'
Solo per la prima sono riuscito a trovare una risposta soddisfacente. Per me.
Il mare mi piace. Trovo che lo iodio, come l'odio, di mattino presto ed in giuste dosi mi faccia bene.
Non mi piace la gente che va al mare per prendere il sole, visto che si può prendere anche su un terrazzo incatramato in una qualsiasi zona industriale.
Con i professori avevo un rapporto di reciproco rispetto delle proprie funzioni; loro spiegavano, io dormivo.
Quando m'iscrissi all'università, vedendo quanto erano scomodi i banchi, decisi di lasciar perdere e di fare l'artigiano.
Un buon rapporto l'ho avuto con la profe di geografia, anche se ad essere sincero non ero mai tranquillo tranquillo finchè si scopava.
'E se poi domani m'interroga e mi chiede i prodotti della Grecia? Che le rispondo?
La spugna e le pecore? Oppure le faccio trovare nel registro di classe le sue mutandine azzurre?'
Queste domande mi destabilizzavano sul più bello portandomi ad avere rapporti sessuali più lunghi del previsto. Il giorno dopo marcavamo scuola tutti e due.
Non so come si giustificasse lei.
Io, in tre mesi, ho fatto morire tutta la parentela di primo e secondo grado.
Anch'io avrei preferito il cuore alla fica, ma puntualmente soccombevo davanti ad una fica col cuore.
E la calzamaglia non l'ho mai messa, ma ho desiderato tanto averla quella volta che per la prima volta smisi di pensare.
Altra storia, adesso non c'ho voglia.
Ho sempre letto libri divertenti. Misticismo e Logica di Bertrand Russell mi fa morire dal ridere; ed ho sempre visto film divertenti. Arancia Meccanica è stato il massimo. Subito dopo c'è Sussurri e Grida, di Bergman.
Mi piace il calcio e mi piace parlare di calcio e domani vado a rifarmi l'abbonamento per le partite del Chievo, ma detesto la folla, detesto le persone che si affollano e gridano.
Ed il sabato sera me ne sto a casa, in silenzio ad ascoltare Galliano o Grace Slick o i Weather Report e, con il maremmano bianco sdraiato sui piedi, mi metto a scrivere cose senza senso come questa.
E penso che se il mondo è come me siamo messi bene.
E che se in fondo avessi qualcosa da dire, direi poco.






























postato da: melvingaez | 15:00 | commenti (4)

mercoledì, marzo 10, 2004

Museo

Sbirciando dalla finestra sul retro, vedresti un gran lusso: mobili pregiati, con intarsi perfettamente incastrati a formare disegni di frasche che imprigionano accademici paesaggi montani; poltrone in velluto blu con ai piedi tappeti finemente ricamati e artisticamente sdruciti dal tempo.
E su un comodino spaiato, con il piano in marmo rosa, c'è una macchina da scrivere elettrica. Un'eredità politica, di quando le piazze si riempivano di bandiere e slogan e io passavo, di mano in mano volantini fittamente stilati e incomprensibili, e il tempo ad osservare rigagnoli di ruggine stampati sui muri vecchi della città. Alla ricerca di graffiti.
C'è un camino, la bocca sprangata da un'asse annerita e rivestito con piastrelle di ceramica, disegnate con colore verde e con una scritta del Cantico delle Creature. E' un buon camino, aspira bene il fumo ed è bordato con marmo nero rigato. Ma non è bello e non trsmette calore.
L'altro camino, quello bello, sta dalla parte opposta della sala ed è in marmo sanguigno, scolpito e maestoso; tanto da non funzionare bene come il primo. Non lo accendo mai. Per questo l'ho chiuso, dove la cappa comincia a restringersi, con una spessa lamiera sorretta da chiavistelli murati. E' stato lì che ho liberato la mia civetta, in una primavera piovosa e fredda. Quella civetta che a distanza di anni, mi chiama le ore della notte fino al canto del gallo. Voglio credere che sia lei quando, ad ogni ora buia, mi grida la vita che le ho regalato e passa ad annebbiarmi gli occhi con la punta color neve delle sue ali.
Questa è la sala, così poco illuminata e che dà su un corridoio largo, infestato di quadri astratti, di incisioni di Hogart sfacciatamente lugubri e belle, di litografie (quattro) raffiguranti donne stupendamente bardate della loro terra.
Quando l'attraverso, questo corridoio, guardando questi quadri, mi chiedo sempre che possibilità avrei di resistere ad una qualsiasi morte. Mi vedo rinchiuso in una busta o incluso in uno dei miei soliti, onnipotenti sogni, convinto di sopravvivere per un'altra vita ancora.
In fondo al corridoio c'è un telefono a gettoni e un biglietto attaccato con del nastro adesivo sul quadrante dei numeri con su scritto:'GUASTO'
Qui il corridoio si apre su uno studio dalle pareti spoglie: a parte il solito camino in mattoni rossi, affiancato da due finestre che danno su una collina brulla, c'è una libreria incassata nel muro. Non ci sono libri in vista, ma solo una pipa masticata e una tabacchiera d'ottone che trattiene un forte odore di fumo unumidito, appoggiati su un ripiano al centro. Una coperta di lana beige è infagottata davanti al camino.
Non c'è altro, niente sedie, niente mobili e un rametto di magnolia bruciacchiato è incastrato tra gli alari. Sul soffitto si sfoglia un affresco fatto di rombi gialli e rosa.
Di solito passo in fretta oltre questa stanza, a volte mi fermo ed è forte il dubbio che ci sia qualcosa di vivo qui; forse staccando il battiscopa in legno troverei qualche insetto che in tutta tranquillità sta affondando la mente in un vecchio frammento di caramella alla vaniglia, ma una maniglia mi si impiglierebbe nei pensieri e mi farei rinchiudere lì fino alla fine del dolce succhiato.
Delle altre stanze, come dei ventricoli del mio cuore, non parlo: troppo vive per farlo.
Vorrei portarti subito in soffitta, dove si soffrono i colori tetri e proprio appannati sembrano i vetri smerigliati delle finestre.
E' piena di mobili vecchi, vecchi quadri male assortiti con lacrime di colore che non hanno camminato al di là di una ruga della tela. Ci sono fili di ferro che la spartiscono e pavimenti di legno polveroso che spariscono, coperti da mille scatole incolori.
Non ci va mai nessuno, e i topi gozzovigliano con vecchi libri di scuola, quaderni con una calligrafia incerta e altri colmi di inutili parole. I ragni scivolano dal soffitto e costruiscono porte trasparenti e minuscole finestre senza veduta. E se ne stanno al centro, come un facile bersaglio. Li amo, perché come me non hanno memoria e non hanno pelle; hanno grandi occhi, ma non mi vedono. E io non vedo loro. Ci percepiamo dall'odore della paura.
La soffitta è uno stanzone ampio, alto e bello; ci sono travi a vista che poggiano su due colonnati in mattone e in un angolo una cassa di legno, con un'accetta piantata sul coperchio. Dentro ci sono vasetti di colore secco, pennelli piatti in rayon, tre aghi per l'aerografo (un quarto è incastrato in qualche taglio del pavimento) e un pacco di riviste patinate. In quell'angolo, su un tavolo di formìca gialla, costruivo banali orologi da muro. Come quello che già conosci.
Gli altri scatoloni sparsi andrebbero tutti bruciati e dovresti farlo tu.
Riesci a risolvermi? A spolverarmi ci riusciresti? Io sono parte di questo posto. Sono tutti quegli oggetti senza valore e senza luce e mi sento troppo opaco per essere allattato dalla tua gioia. E forse troppo poco allettato dalla mia. Riusciresti a risolvermi?
A questo punto di porto in cantina.
E' in pelle di scarafaggio e risplende del buio dell'assenza: odora della mia essenza. Ha mille occhi senza funzione ed è la mia finzione.
Qui puoi frugare senza ritegno, fino a strangolare il mio tempo; immergere le mani e insalivarle di fango. Io rimango, non scappo.
Comprendimi senza perdonarmi. Guardami quando vuoi.
Sono il tuo museo.






















postato da: melvingaez | 22:32 | commenti (7)

lunedì, marzo 08, 2004

REINCARNAZIONI

- Come va? -
Sguardo sorridente, me lo dice espellendo un seno, dal prendisole tutto papavero e girasole, che si va a piazzare allegro e pacioso sul parapetto, ed è il caso di dirlo, del poggiolo; uno di quei balconi quasi a piano terra, giusto per ladri principianti e che uno, anche buttandosi in modo scomposto, manco si sloga un mignolo.
Ora, c'è questo capezzolo ad altezza di quadro in una stanza, che mi guarda con poca timidezza, e lei, poco più su che mi parla con lezioso sorriso.
- Mah, va abbastanza bene - dico cercando disperatamente di guardarla negli occhi senza riuscirci. Mi accontento di guardarle il mento, nel mio sforzo massimo.
- Non c'è male - continuo, con l'occhio che si abbassa pericolosamente sul suo collo abbronzato - c'è questo caldo insopportabile e si fa fatica a lavorare -
- A me piace molto il caldo - dice lei -  mi piace il sole e anche sudare non mi da fastidio. Adoro sentirmi gocce calde di sudore scivolarmi lungo il corpo. Mi da un senso come...come, che ne so, di vita che ti scorre maliziosa addosso-
A questo punto del discorso riesco a guardarla negli occhi, per capire se mi sta prendendo per il culo o se sta cercando di sedurmi. Se sapesse che anche solo la vista di una piega nuda vicino all'ascella mi concentra il sangue molto lontano dalla testa, non rischierebbe questa figura troia.
- L'unica cosa che detesto dell'estate sono le mosche -  continua lei guardando verso i miei sandali, mentre il mio sguardo, in parallelo con il suo, ma una spanna lontano, si aggancia all'altra spallina del prendisole, quella ancora tutta composta sulla clavicola, come a volerla mettere in simbiosi con l'altra.
- Le mosche, oltre ad essere fastidiose, ti ingannano -
Questa adesso mi porta sulla deontologia degli insetti, penso io approfittando di un secondo di concentrazione.
- Ingannano? -
- Si, ingannano e quando lo fanno sono proprio schifose -
A queste parole il mio IO si ricompone, adagiandosi quieto nelle mutande, in quella fase REM tipica di chi non ha più niente da chiedere a questo giorno.
- Schifose? -
- Ma si - continua lei muovendo appena le mani quasi a voler ipnotizzarmi ancora di più - Come le dicevo prima, a me piacciono le gocce di sudore che mi scivolano lente e poi sempre più in fretta lungo il corpo; soprattutto quelle che mi s'infilano tra i seni mentre stiro i calzini di mio marito. E ' una sensazione che non le dico -
- Mi dica, mi dica - E' il mio IO che parla, risvegliato dal canto di una sirena delle Pelagi.
- Beh, appena sento la goccia di sudore, stillata dal poro giusto, avviarsi lungo l'incavo dei miei seni, appoggio il ferro da stiro con cautela e aspetto che arrivi nel punto più stretto, dove è costretta a fermarsi, e con le mani ai lati la stringo tra le tette, schiacciandola. La sensazione di bagnato che mi lascia sulla pelle mi fa rabbrividire di piacere -
Non ho dubbi, credo nella reincarnazione e la mia sarà in una goccia di sudore.
- Ma mi scusi, cosa centrano le mosche? -
Appena fatta questa domanda mi vengono dei seri dubbi sulla sua opportunità, perché lei si ricompone e si mette quasi sull'attenti rinfoderando la tetta fuoriuscita.
- Le spiego. Ieri stavo stirando e improvvisamente ho provato la tipica sensazione della goccia che scivola tra i seni. Ho aspettato che si fermasse e l'ho imprigionata -
E mi fa vedere come.
- Ho capito subito che qualcosa non quadrava, perché ho sentito un breve quanto sordo ronzio, un fastidioso prurito ed ho guardato subito cosa fosse successo -
E ancora mi fa vedere come, allargando la scollatura.
- Era una schifosissima mosca, morta e spiaccicata, che liberata è andata ad incastrarsi qui-
E alzando la gonna del prendisole mi fa vedere dove, confermando il dubbio che avevo da qualche minuto.
- Capisce che schifo? Mi sono ritrovata una mosca morta tra i peli -
Credo nella reincarnazione sempre di più. Voglio rinascere mosca, per morire schiacciato da due tette ed essere seppellito tra i peli di una fica.
Tutto il resto della vita è poesia.





























postato da: melvingaez | 22:45 | commenti (5)

domenica, marzo 07, 2004

GIORNI SU GIORNI

Ogni tanto capita una luce che rischiari il buio, ma è così rara l'oscurità.
Anche in giornate grigie, oscure per definizione, c'è sempre troppa luce.
E non si distinguono forme o visi, perchè l'occhio alla luce non si abitua
mai. Diversamente che al buio.
E allora viene da gridare...






postato da: melvingaez | 20:16 | commenti (7)

venerdì, marzo 05, 2004

SENZA   TITOLO

...lo so, ho un cuore circense che striscia sul vetro come una trottola dalla punta di diamante, e la traccia che lascia, ha il sapore di un riflesso immobile. E spezzato.
Rimango dentro ancora un po', per vomitare ancora un po' di cera sterile: la notte ha il tuo profumo che si accumula, in bilico, come neve secca su croci di marmo.  E so già. L'ultimo bacio avrà il sapore dell'addio, mentre scaglie di ruggine riempiranno le tue unghie non sazie della mia pelle. Ti amo di un amore senza memoria, come il cervello di un ragno ed è di questo che vorrei parlare. Vorrei parlare dei miei spazi per invadere i tuoi. E del tempo ti vorrei dire; e anche del gioco e del sorriso. Perché il tuo sorridere mi fa paura e mi piace.


postato da: melvingaez | 21:28 | commenti (5)

LA  DIREZIONE  SI  SCUSA  CON  L'UTENZA  FINALE

IL  GUASTO  E'  IRREPARABILE  MA  LE  TRASMISSIONI 

SARANNO   RIPRESE   IN  DIFFERITA  AL  PIU'   PRESTO

(Nel frattempo andate a pigliarvelo in quel posto)

La Direzione

postato da: melvingaez | 01:04 | commenti (5)