[Zenzero Time]
Pensieri di un PiccoloBò
 





mercoledì, gennaio 16, 2008

OGGI HO SPUTATO SANGUE

Oggi mi sono divertito a travasare pezzi di vetro da un bidone pieno a uno vuoto. Solo per sentirne il rumore.
Ho indossato guanti gialli in cuoio duro e affondando le mani con delicatezza, abbrancavo piccole e grandi schegge come fosse fieno artico;
nel travaso grondavano briciole che andavano a schiantarsi, senza riflesso, ai miei piedi.
Una tavola di fòrmica bianca mi riparava dal sole e aria, polverosa e calda, usciva dolente dal termoconvettore friggendo ragnatele antiche su muri rigati di muffa. Sono andato avanti così per tutto il pomeriggio, fino all'imbrunire.
A sera sul fondo del bidone travasato, giacevano grumi di vetro polverizzato, sporco come lo zucchero sul fondo di una tazzina di caffè e mi sono ricordato come mi piaceva leccarlo, da piccolo, quando mio nonno ne lasciava apposta un po'.
Allora ho preso il bidone e ho rovesciato il contenuto sul tavolo, formando una piccola mota  che a mano aperta ho provveduto a livellare con movimento circolare.
Mi sono chinato mentre un motorino passava in strada e sul pavimento dell'appartamento di sopra scivolava il petalo di un fiore dopo una settimana di agonia. E quando ho appoggiato la lingua sui frammenti di cristallo, polvere mi usciva dal cuore come da una clessidra.
Tutto questo per sentirmi suonare bene dentro:
'Oggi ho sputato sangue'

 

postato da: melvingaez | 22:02 | commenti (2)

martedì, gennaio 15, 2008

Paolo&Lella

postato da: melvingaez | 00:19 | commenti

lunedì, gennaio 14, 2008

Lettera

Caro Luigi, ho letto la tua ultima e francamente, in tutta sincerità, non ci ho capito niente.
Mi parli di un grande capannone, con scaffali colmi di pannolini scaduti che probabilmente come il latte, andranno ai bimbi dell'ultimo mondo; di rotoli di carta igienica, miriadi di rotoli, accatastati nei quattro angoli dell'edificio; di enormi incellofanatrici che confezionano ciabatte di sughero e spugna bianca per Centri Salute con idromassaggi grandi come bilocali; e non mi parli di te. 
Non mi dici come stai, cosa fai e soprattutto non mi dici nemmeno che tempo fa.
Qui ogni tanto piove, il sole sorge sempre ad est e tramonta immancabilmente ad ovest; ma la luna che lo insegue non ha più il viso di un bimbo che sorride: ha il faccione pesto di un pugile e gli occhi iniettati di sangue. E il suo sapore è metallico.
Io sto anche bene, ma sono realmente preoccupato per te. Davvero.
Adesso non ce l'ho sottomano, perché l'ho usata per incartare la neve di quest'inverno, ma nella lettera del mese scorso ricordo che dicevi di vivere in una casa di frontiera alla periferia di Milano. Lo ricordo bene; mi raccontavi di quella notte quando con i tuoi amici marocchini ti mettesti a sparare con un fucile di precisione alle campane mute dell'Abazia di Chiaravalle. Sottocasa passava un treno per nascondere il rumore e uccidere un disperato.
Mi son chiesto dove fossero finite le tue savane, quando lessi quella lettera.
Mi son chiesto che fine avesse fatto il silenzio del tuo deserto e il profumo dei datteri verdi delle oasi di montagna.
Mi son chiesto quale vento avesse spianato tutte le dune di sabbia e spazzato la tua anima; quale avida bocca avesse spento le tue notti per aver ingoiato tutte le stelle dell'universo.
Adesso mi chiedo: che ci fai in un capannone di pannolini?
Hai qualcosa che non va. Anch'io ho qualcosa che non va.
Sono sempre più convinto che la vita sia una schifezza e quando il mio amico di milano si impiccherà, toccherà a me andare a levargli la cicca penzolante incollata sulle labbra. A togliergli anche le mani dalle tasche.
Poi requisirò tutta la sua raccolta di film di Hitckoc (o come cazzo si scrive), i film di Bunuel e la sua immensa raccolta di film porno; e cancellerò dal computer le foto sconce di Giulia.
Butterò tutte le sue pistole nel canale e la valigetta con il fucile di precisione la regalerò al primo barbone che incontro nella metropolitana.
Laverò i piatti di una settimana, svuoterò i posacenere, sfascerò due chitarre contro la ringhiera del balcone e la terza, quella elettrica, me la porterò a casa per suonarla alla mezzanotte del primo giorno della prossima estate.
Toglierò le sue mutande e i suoi calzini da sotto il divano- letto e li butterò nella cesta sempre vuota della biancheria sporca. Spegnerò la fiammella degli oli aromatizzati e la luce sulla cassetta in legno di pioppo che funge da comodino.
Cancellerò tutte le mie e le sue impronte con un asciugamano che odora di muffa e con quello lo benderò.
Perché di esecuzione si tratta.
Caro Luigi, davvero, hai qualcosa che non va.
Anch'io ho qualcosa che non va e spero solo di non incontrarti.
Con affetto, Melvin.


postato da: melvingaez | 23:59 | commenti

sabato, gennaio 12, 2008

IL TEMPO DI CALCOLARE IL TEMPO

- Vorrei che il tempo si fermasse in questo momento.-
Un classico, un desiderio banale quanto irrazionale; un sogno vigliacco; un pugno che ti stringe la bocca dello stomaco. Tanto da far fatica a cavare un respiro decente.
E non si ha voglia di sospirare, nel dormiveglia.
In questo momento, scandito dai mille orologi della vita: meccanismi, canti di uccelli, rumori di camion della spazzatura e grida di arrotini e pescivendoli, si vorrebbe il silenzio più assoluto; quello dei ragni che scivolano lungo la loro bava o quello delle dune di sabbia che scivolano l'una ridosso all'altra. Il silenzio: l'unico suono che può fermare le ore.
Il silenzio come dissolvenza delle cose che ti stanno attorno.
Si vorrebbe avere la possibilità di fotografare questo momento; sventolare questa istantanea da polaroid e guardare con calma ciò che hai imbalsamato per avere la sensazione di avere fermato il tempo.
Scoprire che il quadro appeso all'angolo della parete, proprio sopra un vaso lucido e nero traboccante di canne perfettamente tonde e colorate, è bello nella sua sconvolgente crudeltà: garze rosse come sangue incastrate nelle spaccature del gesso sporco, assomigliano alle ferite della terra. Alle ferite che non si vorrebbe mai vedere.
E' sempre la stessa foto. Poi, immancabilmente, suona la sveglia per dirti che è tempo di misurare il tempo e non è rimasto tempo per scrivere e sognare.

postato da: melvingaez | 17:25 | commenti