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martedì, dicembre 27, 2005
Amore mio, pensavo di scriverti una lettera dentro, ma otto pennelli tra le dita mi impediscono di farlo e il rosso che mi serve è corroso nel barattolo che ho lasciato nella cesta del pane: qualcosa, come ruggine, mi è rimasto sotto le unghie e attorno. E di tanto in tanto lo assaggio, per riconoscerne il sapore e chiedermi dove sei rimasta o dove sono andato. Tu, lontana dalle strade d'acqua marcita che sepelliscono aironi grigi morti di sete; io, così vicino al mare, a cavalcioni di un indistinguibile orizzonte che fotografo il Bastone di Mosè che non divide nulla. Nemmeno il bianco del cielo. Solo in piedi su uno spartitraffico distinguo le lacrime dal vomito di un ubriaco e, in questo giorno di Natale senza tetto, la rabbia mi farebbe aprire il becco dell'airone morto per sputarci dentro. Ma comincia a fare freddo e buio e questa notte è diversa da quella di ieri. Ieri notte il cielo era spolverato di zucchero luminoso e il gatto dormiva abbracciato al cane giù in cortile; io ho appeso angeli ai chiodi delle travi e costruito aeroplani di carta con la pubblicità degli ipermercati per questa notte di natale: per abbellire tutte le siepi che circondano casa nostra. L'unica sedia che mi era rimasta l'ho incastrata sotto la maniglia della porta. Non volevo ladri, ora che mi sono rimasti solo libri da incastrare tra le maglie di una rete da pesca dimenticata in soffitta. Mi manchi molto, ma altro non posso scrivere perché il foglio bianco che mi hai lasciato è poco e le tre lettere dell'alfabeto che mancano le ho usate per incidere la pietra che mi hai regalato l'estate scorsa: così avrò una runa in regalo per il nuovo anno. Sempre tuo,
D.

postato da: melvingaez | 18:18
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